Balbuzie: Cause e trattamento

Che cos’è?

La balbuzie è un disturbo del linguaggio caratterizzato dalla fluenza interrotta e da involontarie ripetizioni e prolungamenti di suoni o ripetizioni di sillabe, causati da spasmi intermittenti dell’apparato fonoarticolatorio.
La balbuzie riflette quindi una condizione estremamente complessa ed eterogenea, in cui la mera difficoltà espressiva rappresenta l’elemento più visibile. Il danno verbale provocato dalla balbuzie si riflette negativamente anche sul comportamento; la scarsissima autostima di chi ne è affetto, e il disagio provocato dalla condizione, conduce a una permanente sensazione di inadeguatezza.
La balbuzie può essere primaria o secondaria, in base al momento d’insorgenza ed in funzione delle caratteristiche del disturbo.

  • Balbuzie primaria, detta anche pseudo balbuzie o balbuzie di rodaggio: la balbuzie primaria insorge nell’infanzia in un numero elevatissimo di bambini (si stima che oltre il 30% degli infanti di quest’età ne sia affetto). Questa forma di balbuzie è assolutamente reversibile ed in genere scompare in maniera del tutto spontanea, senza dover ricorrere a logopedisti o a riabilitazione del linguaggio. In questa manifestazione verbale, i genitori e le altre persone dovrebbero fare ben attenzione a non correggere mai il bambino durante il suo discorso: il piccolo balbuziente non dovrebbe essere  aiutato dall’adulto nel completamento della frase, poiché il bambino deve capire da solo il suo problema. Ovviamente, anche le “prese in giro” e i giudizi negativi sul linguaggio devono essere banditi, essendo questi i fattori predisponenti principali per la balbuzie vera. La pseudo balbuzie interessa, in particolare, i maschi.
  • Balbuzie secondaria, detta anche balbuzie vera: si manifesta, generalmente, durante l’infanzia e la pubertà, tra i 6 ed i 14 anni: la probabilità che la balbuzie vera insorga in età adulta è piuttosto bassa (indice d’incidenza 0.8-1.5%). Il più delle volte, la causa d’insorgenza della disfluenza verbale risiede in ansie, paure, conflitti e traumi psicologici subiti in tenera età: l’organismo del soggetto colpito si oppone, e la ribellione si riflette nella difficoltà del linguaggio. Non è raro che il malato di balbuzie vera presenti anche tic, modulazioni dell’umore, carattere irrequieto e discinesie (disordine del movimento), dovuti soprattutto alla notevole sensazione di disagio percepita o nel momento del colloquio con gli altri. Quando il balbuziente è consapevole di dover colloquiare con un’altra persona, viene spesso assalito dall’ansia di parlare, dal timore di sbagliare, di fare “brutta figura”, di essere giudicato. La risposta inevitabile dell’organismo è lo stress: i muscoli che avvolgono le corde vocali tendono ad irrigidirsi, dunque la balbuzie diviene ancora più marcata in alcune condizioni.

In entrambe le sottocategorie di balbuzie, è bene puntualizzare che il soggetto affetto non ha problemi a convertire il pensiero in parola: la disfluenza verbale dev’essere ricondotta solamente nella scarsa capacità di una fluida formulazione del discorso, che non dipende da un  deficit mentale.
La paura di essere giudicati, il timore di non essere all’altezza delle situazioni, la forte sensazione di inadeguatezza ed imbarazzo in qualsivoglia situazione, la vergogna di non riuscire a parlare in modo fluido e scorrevole, non rappresentano i fattori predisponenti al disturbo, piuttosto devono essere intesi come elementi che ne conseguono; nonostante quanto detto, l’insieme di questi fattori potrebbe comunque fomentare la balbuzie, pur non rappresentandone la causa principale.

Come riconoscere la balbuzia nei bambini?
Secondo gli studi più recenti l’età media di insorgenza nella balbuzie è 33 mesi, e i tassi di recupero naturale entro i 6 anni superano l’80%. Cioè, nella maggior parte dei casi la balbuzie infantile compare nel secondo anno di vita, ma rappresenta una fase transitoria.
Nel 10% dei casi la balbuzie infantile permane, delineandosi in maniera più chiara ed evidente intorno ai 6-7 anni,  con l’inizio della scuola. ino ai 6 anni, non sapendo se la balbuzie scomparirà o meno, è bene tenere la situazione monitorata, senza creare ansie o allarmismi che potrebbero avere ricadute negative sul bambino.
Per monitorare la balbuzie è innanzi tutto importante conoscerne le manifestazioni. La balbuzie infantile è comunemente associata solo alla ripetizione di alcuni suoni o al loro prolungamento all’inizio delle singole frasi. Si tende quindi a classificare come balbuziente il bambino che ripete una parte della parola («co-co-co-come ti chiami?») o la parola stessa più volte («mi-mi-mi-mi chiamo Paolo»). Tuttavia, tra le manifestazioni della balbuzie rientrano anche esitazioni, pause e arresti prima del discorso.

Quali sono le cause?
Recentemente, grazie anche a tecniche di  neuroimaging , è stato possibile approfondire il ruolo della densità della materia bianca, che indicherebbero un problema di interconnessione tra diverse aree del cervello. Infatti, alcuni studi hanno rilevato una ridotta densità della sostanza bianca del fascicolo longitudinale superiore nell’emisfero sinistro delle persone che balbettano, rispetto a quelle che non balbettano. Altre anomalie nella materia bianca sono state individuate sempre nell’emisfero sinistro a carico del fascicolo arcuato, del corpo calloso e nelle aree di connessione talamo-gangliali.
Anomalie di connessione tra queste aree sono coerenti con il modello DIVA (Directions into Velocities of Articulators), (Guenther, 2006). Questo modello mette in evidenza come la balbuzie sia legata a una difficoltà ad accedere alle mappe motorie, ovvero quegli schemi con cui abbiamo mappato i movimenti necessari a produrre un determinato suono.
Nelle aree premotorie si va a formare uno schema e la persona va a recuperarlo quando deve produrre un determinato suono e lo esegue. In età infantile, questo è un proceso tutt’altro che meccanico: per il bambino, è molto complesso pianificare i movimenti corretti, per cui è necessario apportare delle correzioni sulla base delle informazioni che arrivano dall’udito e dal corpo. Questo continuo aggiustamento, permette alle mappe di consolidarsi sempre più, finché il sistema di feedback uditivo e corporeo diventa meno indispensabile.
Nelle persone che balbettano qualcosa in questo meccanismo si inceppa.
Per capire ancora meglio cosa succede, bisogna integrare questo modello con l’ipotesi del coinvolgimento della materia bianca, dunque il meccanismo si inceppa a causa della carenza di connessioni tra aree premotorie, uditive e motorie della produzione dell’eloquio. La presenza di queste anomalie, che hanno un impatto sull’integrazione delle diverse aree preposte alla produzione dell’eloquio, potrebbe anche rendere il sistema più sensibile alle interferenze, per esempio ad interferenze di natura emotiva o cognitiva, dunque, se il bambino entra in ansia o manifesta emozioni di rabbia o tristezza, il sistema è maggiormente perturbato e di conseguenza le persone che balbettano possono incontrare maggiori difficoltà nella produzione linguistica.

A chi rivolgersi?
Per curare un disturbo, dunque, bisogna prima riconoscerlo come tale e diagnosticarlo. La diagnosi delle balbuzie definisce l’origine del disturbo e la conseguente terapia da intraprendere. Rivolgersi a un centro ospedaliero per la cura dei disturbi del linguaggio aiuterà a inquadrare ed affrontare un problema che non va sottovalutato in quanto può condizionare fortemente la vita di relazione. La balbuzie richiede una attenta valutazione che prevede il contributo di più figure professionali ( neurologo, pediatra, psicologo e logopedista).
Per quanto riguarda il trattamento, vi sono importanti evidenze circa l’efficacia della psicoterapia cognitvo-comportamentale.

Indicazioni per i genitori
Che si tratti di un fenomeno passeggero o permanente, la domanda che si pongono tutti i genitori è: «Come mi devo comportare se mio figlio balbetta?»
Ignorare o sottovalutare la balbuzie non aiuterà a risolverla. Allo stesso modo, è bene evitare ansie o allarmismi che si trasmettono inevitabilmente sul bambino. Ci sono dunque alcune attenzioni-azioni da tenere presenti per arginare i vissuti negativi che la balbuzie porta con sè. Durante il dialogo, è importante rispettare i turni di conversazione e mantenere il contatto visivo, prestando attenzione a cosa dice il bambino, non a come lo dice. È bene mostrarsi interessati e fare domande, lasciando tutto il tempo necessario per rispondere, e soprattutto evitando di completare per lui frasi o parole. Allo stesso tempo, però, è importante non fare sentire il bambino diverso o problematico. Riservargli un trattamento speciale o esonerarlo dalle interazioni interazione verbali, potrebbe confermargli che le sue possibilità sono limitate, aumentando ancora di più la frustrazione. Al contrario, mettere in evidenza i risultati positivi e rassicurarlo sulla possibilità di superare questa fatica è fondamentale per promuovere la sua autostima.

Bibliografia utile
Bitetti A., Analisi e prospettive della balbuzie, Positive Press, Verona, 2001.
Bitetti A., La balbuzie. Un problema relazionale, Armando Editore, Roma, 2006.
Bitetti A., La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, Milano, 2010.
Bitetti A., Emozioni, Comportamento e Controllo, IEB Editore, Milano, 2016.